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SERIE SOGNO OCCIDENTALE
La lunga serie, iniziata intorno al 2008 e che prosegue a tutt'oggi, ha avuto vari nomi, da "Cartoline Da Un Pianeta Simile Alla Terra" a "HolyDay" e solo molto dopo ha preso il titolo attuale: "Sogno Occidentale".
Tutto parte dalla sensazione che fino al secolo scorso l'uomo occidentale sognasse ricchezza e notorietà, cioè di posizionarsi al meglio all'interno della società. Oggi invece, forse perché questa società è diventata più protettiva ma anche più pressante, sogna la vacanza. Che può essere declinata come semplice giro turistico ma anche come fuga definitiva, abbandono.
In questo viaggio immaginario in cui il mare è spesso il primo obiettivo - essendo attualmente simbolo di libertà per eccellenza - compaiono inattesi oggetti che, pur se trasformati nelle forme e nelle dimensioni, hanno qualcosa di familiare. E si piazzano lì, nel bel mezzo della nostra cartolina, senza farci capire se stiano lentamente affondando per lasciarci finalmente passare, o se invece stiano riemergendo a ricordarci il fascino e forse la stessa necessità della società che ci ha cresciuti e convincerci a rinunciare al nostro folle intento di abbandonarla.
Perciò in questo sogno si abbracciano e si picchiano i due elementi del titolo: il Sogno (la sensazione estetica: esistenziale, sensibile, ignorante, naif) e l'Occidente (inteso come intelletto: quindi cultura, oggettività, serietà, raffinatezza) che l'opera vuole tenere insieme, tentando di rappresentare contemporaneamente purezza e banalità, ironia e serietà, commedia e dramma, forza e debolezza, passato e futuro. Nella volontà dell'autore nessuna prevale sull'altra, la prevalenza di una dipende solo da chi osserva, dal suo specifico posto nel mondo.

SERIE NEW CLASSIC
Nell'ottica della contemporaneità, possiamo ritenere certi soggetti pittorici obsoleti in quanto abusati nella storia della pittura. Per esempio il paesaggio. Ma è difficile negare che questo ambito ancora ci affascina. E del resto rappresenta il nostro mondo e come tale molte delle nostre esperienze, sensazioni, ricordi.
Certo, è vero che ripetere gli schemi usati negli ultimi cinquecento anni non è il massimo della novità. Ma - volendo sorvolare che tutto è stato già fatto - è anche vero che ogni era ha il suo modo di vedere, le sue proporzioni, i suoi colori, le sue inquadrature.
Dunque, non è il caso di farsi troppi scrupoli, conviene rappresentare liberamente quello che ci interessa, sapendo che alla fine il risultato sarà un classico, ma reinterpretato con la sensibilità attuale: un "New Classic".


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