DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI ARTE?
Oggi nella pratica quotidiana la parola "Arte" indica tantissime cose, dei più svariati generi: "mio nipote fa disegni che sono opere d'arte", "l'arte della fuga", "arte oratoria", "arte concettuale", "arte etnica" "arte della pizza"....
Questo la rende un concetto dilatato, confuso, a volte contraddittorio, che non si sa come usare.
Se raggruppassimo tutti gli usi in base alle loro similitudini, risulterebbero due grandi insiemi che ci dicono che il termine è usato in due sensi diversi.
In un gruppo andrebbero le frasi "La Guernica è un'opera d'arte", "arte concettuale", "critica d'arte"... in cui, a ben vedere, il termine viene usato per indicare l'istituzione Arte e tutte le opere e gli autori scelti da questa.
Nell'altro gruppo invece le frasi "Questa pizza è un'opera d'arte!" "Il mio nipotino fa opere d'arte", "l'arte della fuga".... in cui il termine viene usato per indicare un'attività, quella di chi realizza oggetti che ci piacciono per la loro specifica apparenza.
Un termine che indica due concetti è una semplice sovrapposizione di significati, cose che capitano.
Ma che la Guernica e la pizza siano entrambe "opere d'arte" e che Picasso e il pizzaiolo che l'ha fatta siano entrambi "artisti" è una situazione talmente iperbolica e confondente che quando si usa questo termine nè chi parla, nè chi ascolta sa esattamente di cosa si sta parlando.
La confusione nasce perché questo termine si riferisce a due contesti molto più distanti di quanto sembri.
Infatti il gruppo in cui si trova la frase "La Guernica è un'opera d'arte" indica un'istituzione, quindi si muove in un contesto formale, intellettuale, convenzionalmente riconosciuto.
Qui "opera d'arte" dunque vuole dire "opera dell'istituzione Arte".
Significa che quell'oggetto ha uno status formale, qualcosa che può essere dato solo dall'istituzione e tolto dalla stessa, quindi qui l'intervento del gusto dei singoli non è contemplato.
Della Guernica infatti si può dire che non mi piace ma non si può dire che non sia un'opera d'arte.
Invece il gruppo che contiene la frase "Questa pizza è un'opera d'arte!" si muove in un ambito completamente diverso, l'ambito dell'apparenza e del gusto, quindi estetico, pertanto puramente soggettivo.
Qui "opera d'arte" vuol dire "opera fatta a regola d'arte", cioè tanto ben fatta da piacerci.
Infatti chiunque può dire che quella pizza non sia un'opera d'arte, soprattutto se non gli piace, perché qui non c'è uno status che tutela la sua posizione di opera d'arte, ma è opera d'arte solo per coloro che sono colpiti dalla sua apparenza sensoriale, in questo caso dal gusto e o dall'aspetto.
Ma secondo logica, se gli ambiti non sono contigui solo un significato è corretto, solo uno rappresenta propriamente il concetto di arte.
È un problema che dovrebbe essere risolto.
Meglio fare un piccolo passo indietro per segnalare che l'oggetto artistico contiene distintivamente sia elementi formali che estetici.
Perché non uno solo?
Perchè se l'opera avesse solo l'elemento intellettuale/formale sarebbe opera semplicemente intellettuale, come un saggio e ogni altro tipo di documento.
Se avesse solo l'elemento estetico sarebbe solo un'opera decorativa.
Dunque, per capire quale sia il significato "giusto" del termine arte, basta rispondere a questa domanda: un'opera d'arte è caratterizzata prevalentemente dall'elemento formale o da quello estetico?
Cioè: in un'opera, per considerarla opera d'arte, conta di più lo status o l'apparenza?
Se è la parte intellettuale l'elemento caratterizzante, allora sono importanti studio, titoli, gerarchie e tutti i valori che pone l'istituzione che a pieno titolo regola quest'attività, come il registo immobiliare o l'ACI.
Se invece è quello estetico l'elemento caratterizzante, allora siamo davanti ad una situazione soggettiva, libera, e le regole, gli studi e un'istituzione che la regoli non hanno senso.
Allora, quale delle due?
A questa domanda oggi non ci può essere una vera risposta perché questa la darà la storia, tuttavia ho trovato una soluzione pratica: se l'arte fosse un'attività prevalentemente intellettuale sarebbe un'attività di serie B rispetto alle altre perché - se è vero come è vero che in questo settore gli studi contano - gli studi dedicati a questa materia non sono particolarmente lunghi o difficili: non so se è ancora così, ma ai miei tempi si poteva accedere all'accademia di BA con il diploma di terza media.
E non è un caso, visto che fino a qualche decennio fa all'artista non era mai stato richiesto di essere colto.
E del resto è facile vedere che l'artista è sempre stato tutt'altro che colto.
Inoltre a me interessa la sensazione.
Quindi mi comporto come se l'arte fosse del secondo tipo: un'attività prevalentemente estetica.
Un'arte prevalentemente estetica mette l'accento sul gusto come primo strumento di lettura.
Ma "de gustibus non disputandum est": sul gusto non si discute dice il proverbio (come "la bellezza è negli occhi di chi guarda" e altri) per ricordarci che non ci sono strumenti o regole per valutare e misurare il gusto.
Un concetto antico ma mai seriamente considerato finora.
Questa maggiore considerazione è una novità portata dalla sottovalutata rivoluzione della democrazia che, essendo un potere più debole dei suoi predecessori, ha lasciato più libertà ai singoli e tra queste libertà la gestione dell'ambito estetico, rinunciando all'ingerenza in questo settore, come invece facevano i poteri precedenti con l'arte di corte e l'arte di regime.
Per questo oggi ci sono molti gusti e poiché ognuno gestisce il suo, non si discute, sono tutti di pari valore.
Quindi - lo so, è dura - bisogna accettare che non esistono più il bello e il brutto oggettivo, non esistono il buon gusto e il cattivo gusto e che anche i gusti più lontani da noi hanno lo stesso valore dei nostri: ci sono quelli che amano l'Hard rock e quelli che amano il neomelodico, chi l'arte astratta chi la body art ecc ecc.
Oggi bello vuol dire "mi piace" e brutto "non mi piace".
Del gusto non si discute, ma lo si può analizzare.
Le persone che hanno gli stessi gusti fanno parte di uno stesso gruppo, che potremmo chiamare NICCHIA ESTETICA.
Come detto, non esiste una gerarchia, sono tutte paritarie.
Ognuna rappresenta e immagina la società in una certa direzione estetica, che tenta di far prevalere su quella delle altre.
Il conflitto tra le nicchie estetiche non può essere che un'azione di forza sociale perchè, visto che nessuno può avere argomenti per dimostrare l'indimostrabile (de gustibus...), cioè che la sua linea sia quella giusta, quella che darà forma alla società del futuro.
E comunque oggi, proprio a causa della democrazia, nessuno avrebbe forza sufficiente per prevalere realmente e inoppugnabilmente, come poteva fare il sovrano.
Perchè? Perchè a chi criticava i pittori di corte il sovrano non doveva rispondere, era absolutus e il criticone finiva in galera o peggio.
Oggi chiunque può dire "La Gioconda non mi piace" e nessuno potrebbe rispondergli con argomentazioni valide. E neppure metterlo in galera.
Anche ARTE CONTEMPORANEA è una nicchia estetica come le altre e ad oggi è quella che ha più forza sociale, perché porta avanti la linea estetica dell'élite economico-culturale.
Non sembra una nicchia estetica perchè, a differenza delle altre, è fortemente organizzata e grazie a questa organizzazione trova fondi e collaborazioni di strutture pubbliche anche internazionali, realizza eventi mediatici, crea e invita grandi nomi, stabilisce valori anche economici socialmente accettati.
Ma se la bellezza è solo negli occhi di chi guarda, cioè, se l'estetica non è più un'entità oggettiva e quindi non si presta ad essere gestita da terzi, come ha fatto AC a formare un'organizzazione che gestisce questo settore?
Per farlo ha dovuto ufficialmente svalutare il contenuto estetico dell'arte a favore del contenuto intellettuale/formale (arte concettuale), contenuto che, basandosi su documenti, cioè titoli socialmente riconosciuti, si presta ad essere gestito da un'organizzazione.
Grazie a questa organizzazione istituzionale AC può dotare le opere idonee (alla sua linea estetica) di un titolo apparentemente inoppugnabile: lo status di opera d'arte. Per questo non si può dire che la Guernica non è un'opera d'arte.
Questa trovata ha permesso ad AC di prevalere su tutte le altre nicchie, tanto da farla diventare sinonimo di Arte tout court, tanto da riuscire a spingere le altre nicchie ai bordi, se non proprio fuori dall'ambiente artistico "vero e proprio", rappresentandole come "arte tra parentesi".
Ma quella raccontata in questa storia è una prevalenza molto instabile perché - come detto - il vero obiettivo di questa nicchia, come di tutte le altre, non è far prevalere il solo elemento intellettuale in sè, che non avrebbe alcuna forza di coinvolgimento, ma soprattutto la propria estetica.
Per mantenere la sua posizione preminente e non rinunciare all'estetica AC è costretta ad operazioni autoreferenziali, ambigue, se non volutamente incomprensibili: è costretta a confondere continuamente le definizioni di status ed estetica, di contenuto e contenitore, di concetto e bellezza.
Cosa che confonde gli stessi suoi componenti, ma soprattutto i fruitori comuni che seppur trascinati dalla suggestione sociale, non sanno più se valutare le opere d'arte con il proprio gusto o con le proprie conoscenze.
E questo pone AC sotto la sferza della critica e dell'ironia.
Tuttavia, resta il fatto che questa è attualmente l'Arte in senso proprio.
(DIVAGAZIONE SUL TERMINE AC - Ma quale serie di sfortunati eventi ha fatto si che l'arte del secondo 900 venisse chiamata "arte contemporanea"?
"L'arte contemporanea è l'arte fatta oggi e che si occupa dell'oggi" dice una definizione, tra l'altro vuota.
Ma tutto quello che accade oggi è contemporaneo!
E anche quello che accadeva nel medioevo era contemporaneo all'epoca.
Lapalissiano.
Ma questo termine non infastidisce solo per la sua ovvietà, ben giustificata da molti saggi.
Infastidisce soprattutto perchè sembrava che l'arte fosse proprio l'unica cosa non contemporanea tra quelle che accadevano, che fosse staccata dalla quotidianità, che guardasse oltre il suo tempo.
Evidentemente non era quest'arte qui.
Peccato.
Per questo, dopo un periodo in cui la suggestione sociale mi ha spinto in quella direzione, ho capito di non far parte di quella nicchia e quindi - si può dire con una certa ironia - di non essere "contemporaneo")
DEFINIZIONI
Per quanto pure il vocabolario è un po' confuso in merito, da quanto detto la definizione propria di Arte sarebbe "Istituzione che crea opere d'Arte" e quella impropria sarebbe "'Attivita' che crea oggetti che piacciono ad alcuni".
Quella che mi piacerebbe invece sarebbe unica e direbbe così:
"Attività produttrice di oggetti che hanno la sola funzione di essere esposti ad un giudizio estetico e che sono tali solo quando sono sotto questo giudizio".
Le motivazioni dell'autore, il contenuto, la tipologia del prodotto e l'esito del giudizio estetico non sono rilevanti ai fini della definizione.