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DIECI COSE CHE MI HANNO DETTO
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DATI TECNICI
Libro di narrativa. Presentate: le prime due pagine di ognuno dei dieci racconti che compongono il volume. Ogni apertura è composta di un'illustrazione a sinistra e il testo sulla destra. 47 illustrazioni, 47 pagine di testo.
- Formato A5 - Numero pagine 104 - Pagine interne in carta patinata satinata da 120 gr. - Copertina in carta patinata satinata da 300 gr. - Brossurato
PIANO B: Il libro è stampato in un numero limitato di copie direttamente dall'autore.
 
 
PRESENTAZIONE
In questo volumetto sono contenuti dieci raccontini che nascono come piccole sceneggiature di film o di storie a fumetti. Veloci rappresentazioni di idee fulminanti, di piccoli paradossi, di meravigliosi misteri che, a volte non visti, ci passano continuamente davanti.
Il genere in cui queste storie forse andrebbero ricondotte potrebbe essere quello del realismo magico, del surrealismo o del fantastico, con la differenza che queste sono sempre saldamente ancorate ad un presente rigorosamente realistico. O meglio all'immediato passato, in quanto vengono presentate come "di seconda mano", cioè come informazioni ricevute da una non meglio definita terza persona (ma in questo caso non si dovrebbe dire "seconda persona"?).

Devo confessare che è stato quel bellimbusto di Sherlock Holmes a farmi venire il gusto di raccogliere in un libro questo gruppo di testi che tenevo in un angolo remoto del computer. Le sue avventure così intelligenti, così ironiche, ma soprattutto così accoglienti e brevi, sono state un invito irresistibile. E forse la stessa idea mi aveva sfiorato qualche anno prima, rileggendo "Le Città Invisibili".
Ma queste sono solo le cause, potremmo dire, formali del fatto.

I responsabili del "come" questi raccontini sono stati scritti, sono altri.
Un autore che ha avuto molta responsabilità in tutto questo è Luciano. La sua "Vera Storia" mi aveva colpito fin da ragazzo per quella sfacciataggine così imprevista per il periodo, per quel saper mescolare l'invenzione estetica e la provocazione plateale.
Ancor più colpa ha il signor Cervantes.
Ho avuto la fortuna di leggere il "Don Chischotte" da ragazzo, in una traduzione "antica" (forse quella del Carlesi del 1933) che, con l'uso di una lingua italiana ancora pomposa, ha esaltato a mille il meccanismo ironico dell'opera. Ancora oggi ho la precisa sensazione di aver vissuto fisicamente quelle avventure insieme a quei due bizzarri tipi e, dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, non posso che considerarli amici.
Questa strana esperienza mantiene l'opera saldamente inchiodata al primo posto della mia personale hit parade dei libri.

Dunque, trasformare le parole in un ambiente fisico misterioso ma accessibile è il punto di partenza di questo lavoro. Infatti tutte queste storie partono da un immaginario visivo (tra l'altro, alcune di queste erano soggetti scritti per fumetti mai o parzialmente realizzati) e quindi era importante affiancare alle pagine di testo le immagini che avevo in mente.
E' davvero incredibile come il testo gestisca diversamente le cose rispetto al disegno. Il testo è sempre, necessariamente astratto e generico, il disegno invece è sempre, inevitabilmente, fisico e specifico. L'idea era quella di stare nel mezzo, in equilibrio. Così, mentre la scrittura è stata mantenuta semplice, al servizio dell'idea, anche l'immagine ha dovuto cedere una parte della sua forza ed è stata ridotta ad una forma "calligrafica", così da dare solo il mood, la griglia fisica in cui il lettore può muoversi. E abbinarsi al testo.
Nell'ambiente risultante da questo incrocio si possono trovare altre citazioni, parole come bellezza, ma anche - dialetticamente - ironia, leggerezza, gioco, quotidianità e (perchè no?) ignoranza.

Alla fine però, arriva il momento di rispondere alla domanda tecnica per eccellenza: a quale target si rivolge quest'opera?
Onestamente, mi dispiacerebbe rispondere "agli young adults", perchè queste storie non sono state pensate per loro, anche se forse a loro sono adatte. E certo non sono state pensate per gli adulti integrati, che preferiscono altre letture.
Quindi, mi piacerebbe rispondere che questo lavoro è stato realizzato per gli adulti che sono rimasti bambini, ma nel senso migliore del termine. Mi piacerebbe che lo leggessero quelli a cui non dispiace guardare i cartoni animati con i figli, quelli che in fondo si divertono a costruire i mobili di Ikea, quelli che vanno a fare i giri con la bici. Insomma quelli curiosi, quelli che cercano sempre un problema da risolvere, ma che non sono attratti dagli omicidi nè dalla settimana enigmistica.
Quelli che sognano l'avventura in un mondo straordinario e non ce l'hanno.