ARTURO PICCA
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(ARTE)


Anche nell'Arte visiva di oggi prevale un antico caposaldo della società che recita "l'essenziale è invisibile".
Incurante del paradosso terminologico, la direzione intellettualistica dell'Arte, dopo aver abbandonato la mimesi, la bravura, l'originale, sta defenestrando anche l'ultimo elemento visibile di questa attività umana: la bellezza.

Purtroppo però la bellezza è anche l'unica caratteristica distintiva dell'arte. Senza questo elemento il termine "arte" resta un contenitore vuoto, che può essere liberamente riempito con qualsiasi cosa da chiunque. Le opere che vivono solo di contenuti intellettuali perdono di fatto ogni valenza artistica e diventano trattati di storia dell'arte, di filosofia, di psicologia, di politica, oppure - al grido di "tutto è arte" - si confondono con la realtà stessa.
Questo perchè, a ben vedere, i contenuti intellettuali non hanno niente a che fare con l'arte; arte (o quantomeno creatività) e intelletto sono anzi concetti antitetici. Dunque, a prima vista risulta inspiegabile il motivo di questo abbraccio contronatura.

Certo, la bellezza è roba vecchia e oggi viene ancora considerata sorella dell'arte solo al di fuori dagli ambienti istituzionali delle grandi gallerie, collezioni e musei, in un mondo non ufficiale che potremmo definire "arte tra parentesi".

Oggi però, forse vale la pena di tornare sull'argomento per via di uno scenario inedito: per la prima volta nella storia, il potere sociale è talmente debole da aver dovuto cedere la sovranità al popolo, rendendo reale quella che doveva restare un'utopia: la democrazia.
In questo contesto, la suggestione sociale non sembra più in grado di "pettinare" l'instabile superficie della bellezza come ha fatto per millenni.
Così che questa oggi appare nuova come mai si era vista prima, in tutta la sua irriducibilità a canoni o catalogazioni, indomabilmente soggettiva.
Cosa che ci sussurra nell'orecchio che forse non può esistere un gusto migliore di un altro a cui doversi attenere. Oggi infatti possiamo valutare La Gioconda esclusivamente secondo il nostro gusto e possiamo accorgerci e gridare che "La Gioconda è una racchia!" senza rischiare la gogna.

Un complottista direbbe che è proprio questo il motivo della svalutazione della bellezza a favore dei più plasmabili contenuti verbali.
 
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