Work in progress 17
QUASI NIENTE (contenuti)
Sole, cielo, mare, nuvola, albero, collina... forse non ci sono elementi più banali di questi, elementi che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno.
Se poi questi sono rappresentati con una tecnica dichiaratamente non innovativa, si può capire che il risultato è davvero il massimo della ovvietà.
Non c'è ricerca formale, non ci sono pennellate dinamiche o sofferenti, nè oggetti strani, non ci sono effetti flou per ricordi da condividere, niente colori aggressivi nè composizioni oniriche o spirituali.
In loro non c'è niente che faccia pensare, niente da fare, niente da comprare.
Non c'è quasi niente, c'è solo quello che c'è.
RIVOLUZIONARIETA' DELL'OVVIETA' (posizione)
Un'operazione che usa la banalità senza ricerca formale non può non essere mal vista.
Anzi, si può configurare come un'eresia offensiva nei confronti del raffinato ambiente culturale che cerca sempre l'"oltre".
Ma proprio questo atteggiamento di rifiuto, di sufficienza nei suoi confronti, pone l'opera in una posizione di controtendenza: l'utilizzo dell'ovvietà, snobbata da tutti in questo settore e quindi abbandonata, la rende inaspettatamente nuova.
Perchè tutti cercano di vedere lontano e nessuno si interessa di vedere bene.
- inciso sull'uso della trascendenza nell'arte -
L'atteggiamento dominante dell'ambiente culturale, pur carico di fascino, nasce da uno specifico approccio al mondo fisico; un approccio ottocentesco.
Questo atteggiamento supporta ancora l'antico concetto secondo cui la materia (e con lei i sensi che la percepiscono) è "bassa", ovvero incapace di contenere e descrivere alcuni fenomeni, soprattutto quelli "nobili".
Perciò preferisce mantenersi sul concetto di trascendenza, comodo e difficile da contraddire.
Tuttavia già tempo l'analisi sulla materia ha dato una descrizione molto diversa della realtà fisica sia micro che macro.
La tanto bistrattata materia, oggi nella sua complessità e profondità, risulta avere potenzialità tutte da scoprire e quindi potenzialmente capace di contenere tutti quei contenuti che prima sembravano di altro livello.
E questo ha aperto un enorme varco in cui ricercare.
In un vero e proprio ribaltamento dell'ordine delle cose, quello che era considerato banale ora dovrebbe essere considerato essenziale, visto anche che il mondo materiale è l'unico ambiente certo che abbiamo e che le ricerche trascendentali non hanno mai portato a nessun risultato.
Per questo, la posizione della cultura artistica oggi è diventata un preconcetto, ormai completamente distaccato dalla vera apparenza dei fatti, un falso, con tutte le conseguenze (e le incongruenze) che comporta.
(V. sulla visione)
LO STRUMENTO
"...la pittura oggi ha solo due possibilità, o essere usata come tradizione nella sua elaborazione estetica, o come ricerca che copre le zone impedite ai nuovi media...". (V. considerazioni generali in "La pittura è morta")
La pittura, quasi abbandonata già negli anni 90 per la limitatezza di percorsi, è stata rimessa nuovamente in gioco quando la ricerca si è spostata sull'analisi della visione, ovvero sulla valutazione del mondo fisico.
Dunque qui non si parla della pittura come estetica, ma come strumento.
L'unico strumento veramente fisico ma, anche per questo, un pò lento.
E' stato necessario rendere più veloce la pittura per adeguarla all'uso e al momento storico.
E' stato preferito il metodo di lavorazione spersonalizzato e schematico del digitale, dunque necessariamente una pittura senza stile, che rinuncia a tutti gli effetti - pittorici, dinamici, materici e tutti gli effetti estetici che non sono paragonabili ormai a quelli di altri strumenti.
Dunque di fatto una pittura, ma una pittura non pittura, cioè non interessata a sè stessa, nè al realismo o all'iperrealismo, una "pittura fisica", che guarda cioè solo all'oggetto finale e che quindi pensa ai colori principalmente come pigmenti e che, in un doppio legame, analizza e rappresenta le regole fisiche.
NEUTRALITA' (metodo)
Ci sono molti modi per trattare un argomento, si può usare l'approccio esistenzialista, quello rivoluzionario o quello romantico, metaforico ecc.
Ma si può anche usare l'esempio, ovvero la descrizione semplice e neutra dei fatti.
La semplificazione viene posta come primo obiettivo, per riconoscere e quindi evitare gli equivoci e le deformazioni percettive, per questo il metodo della rappresentazione minimalista risulta quello ideale.
La visione, pur considerata il momento essenziale, viene ridotta al minimo, liberata di tutti gli elementi non indispensabili, considerati fuorvianti o quanto meno distrattivi, complicazioni inutili.
La neutralità viene cercata attraverso una rappresentazione con il "minimo livello di interpretazione".
Vengono eliminati, per quel che è possibile, tutti gli elementi interpretativi, ovvero quelli "non corrispondenti" di cui sopra, rinunciando ad una rappresentazione valoriale, che cioè, dà valori diversi e necessariamente soggettivi agli elementi.
Viene preferita una visione paritaria, che invece considera lo spazio un elemento unitario e che quindi guarda ad ogni parte della scena con lo stesso interesse e, soprattutto, senza catalogarli, cioè senza commenti.
La mancanza di una rappresentazione interpretata crea un'immagine "non toccata", cioè lascia a chi guarda la libertà di costruire la propria interpretazione.
- Rappresentazione della semplificazione - Una rappresentazione poco interpretata oggi è una cosa rara.
Questo la rende spesso non coincidente con quello che si è abituati a vedere, cioè chi guarda non riesce a vedere quello che è rappresentato.
Per es. non siamo abituati a vedere uno spazio dove c'è solo mare calmo: senza qualche onda, una barchetta, un'isoletta, un gabbiano, l'occhio potrebbe rifiutarsi di leggerlo come mare.
Questo ha richiesto un metodo di rappresentazione che sia sempre in grado di apportare varianti anche impossibili per riportare l'immagine alla leggibilità.
Cosa che può essere realizzata solo da una rappresentazione tutta inventata, che cioè non abbia nessun vincolo con la realtà "standard" in quanto non utilizza in nessun punto e in nessuna fase di lavorazione le informazioni indirette, neppure quelle dello strumento fotografico (che, per quanto simile a quello visivo, ancora una volta, non ha un legame diretto con la realtà).
FIGURA E ASTRAZIONE
Per chi ritiene che i sensi siano il punto di partenza di ogni informazione, e quindi di ogni "sensazione", "sentimento", "gusto" ancor più se estetico, la scelta del figurativo è una scelta obbligata.
Il percorso da fare per realizzare un'opera astratta prevederebbe 2 passaggi in più: la conversione fatta dall'autore della sua esperienza visiva per astrarla, e la riconversione fatta dal fruitore per riportare l'immagine astratta alla sua esperienza visiva.
Questi, come tutte le complicazioni, sporcano il risultato, rendendolo più contorto ma soprattutto, molto più soggetto ad equivoci.
- Fotografia - La rilevanza della fotografia nella storia della percezione sta nel fatto di aver stabilito una sorta di oggettività della visione.
Al di là di quelle che possono essere questioni filosofiche sulla differenza di lettura della stessa immagine, l'universale comprensione di uno scatto fotografico dimostra che le capacità visive umane sono comuni.
IL BLU DELLO SPAZIO FISICO
In questa ottica, lo spazio è considerato la fonte di ogni informazione o idea, di fatto l'unico protagonista.
Il cielo, con la sua luce e il suo riflesso, viene posto come elemento che dà un tono a tutto quello che vediamo.
Con un pò di attenzione è possiblie creare un grafico della tinta predominante agli occhi di chi si muove in uno spazio esterno (cioè all'aperto).
Se si utilizza la distinzione per colori primari risulterebbe una enorme prevalenza degli azzurri, seguiti a molta distanza dai gialli e ancora dai rossi, quasi assenti.
Quindi il blu è l'elemento prevalente della percezione visiva e il pigmento prevalente dell'oggetto finale e su di lui vengono accostati solo colori "dipendenti".
Partendo dalla sfumatura della decadenza della luce, viene realizzato un modulo costruttivo frattale semplice, una sfumatura azzurro/bianco considerata base della visione.
Questo modulo viene ripetuto, con le specifiche varianti dovute al cambiamento di prospettiva, distanza, luce, in tutta la scena e per tutti gli oggetti, in un processo che potrebbe definirsi di "reiterazione e interazione di elementi semplici" e che porta ad una rappresentazione tutta risolta, cioè senza punti ambigui.
IL PRODOTTO FINALE
Il prodotto finale non è più il quadro classico, ma un oggetto semplice, che difatti non ama le cornici, nè i titoli.
Un oggetto che, per ottenere il massimo effetto spaziale, richiede un grande formato preferibilmente quadrato, ed anche un livello di dettaglio che viene spesso accentuato, non per vezzo pittorico, ma per creare appunto un iperdimensionamento della superficie dipinta.
Un oggetto che è fisico a tutti gli effetti e che con le sue dimensioni e il suo pigmento influenza l'ambiente e quindi la visione inconscia.
Ma che è anche un surrogato, un richiamo che, con una rappresentazione brusca e "senza rete", ha come compito essenziale quello di arrivare agli occhi di chi lo guarda prima che il cervello lo elabori.
- Riacquisire la visione - Scopo dell'opera è quello di riacquisire una visione libera, ma non una visione intesa come interpretazione, bensì proprio come visione fisica, continuamente limitata e deformata da regole millenarie.
Non siamo abituati a vedere le cose senza appoggiarci ad informazioni che ci dicono cosa sono e come comportarci in merito.
Di fatto, è la ricerca del significato del segnale visivo prima dell'intervento della razionalità che le darà il suo valore soggettivo, cioè la sua interpretazione.
Così, seguendo il suo scopo, l'opera prende una direzione bizzarra; invece di puntare in alto verso gli ultimi piani del palazzo della cultura, punta verso il basso, cioè verso le fondamenta, casomai fin nei pressi dell'uscita per dare una sbirciatina fuori.
Perchè forse, al di là di tante parole, lo scopo è solo quello di dire "caspita, non ci avevo fatto caso".
- Felicità - Direzione bizzarra, ma avvalorata da una notazione sulla felicità la quale, pur essendo l'elemento essenziale nella ricerca di ognuno, viene "dimenticata" dalla cultura, tanto da non risultare neppure tra i suoi obiettivi.
Libertà e felicità fanno rima.
- Pittura e massa - Se è vero che la pittura non può trattare di temi nuovi ma ricostruire i temi di base dell'esistenza nella loro lettura attuale, il massimo concettuale di un'opera riuscita è il massimo della purezza e la purezza non è altro che il massimo della semplicità, della banalità.
In quest'ottica dunque non è una questione di livello culturale ma di tipologia culturale comune a tutti.
E questo motivo finalmente riconcilia la ricerca con la massa.
RIFERIMENTI
I riferimenti ai mondi virtuali e quello alla comunicazione della fotografia pubblicitaria, si aggiungono ai riferimenti artistici, tra i quali una lettura non ortodossa dell'opera di Hopper, il concettuale, il minimal e la land art, l'astrattismo geometrico ed alcuni elementi del pop, della metafisica, del surrealismo e del naif.
|