(arte)

La direzione intellettualistica dell'Arte ha fatto sì che a poco a poco venisse defenestrata la sua unica caratteristica peculiare: l'aver a che fare con la bellezza.
Senza di lei l'Arte resta parola vuota e non può far altro che confondersi e dissolversi nella sua filosofia*, nella psicologia, nella politica o - al grido di "tutto è arte" - nella realtà stessa, sballottata tra l'antico arbitrio dell'istituzione e il nuovo velleitarismo del singolo.

Ma fuori dalle grandi gallerie, collezioni e musei, la bellezza è ancora considerata sorella dell'arte e non a caso "che bello" e "che opera d'arte" sono spesso usati come sinonimi.
E' in questo mondo non ufficiale, in questa arte tra parentesi, che finiscono le opere che ancora si impegnano a rappresentare quell'inspiegabile rapporto naturale di linee e colori che ci danno una sensazione altrettanto inspiegabile.

Roba vecchia. Tuttavia oggi forse vale la pena di tornare sull'argomento poichè si assiste ad uno scenario inedito: la società dell'era democratica è debole e per la prima volta nella storia il suo filtro non riesce più a "pettinare" la superficie della immutabile bellezza.
Un complottista direbbe che è proprio questo il motivo della sua svalutazione a favore dei più plasmabili contenuti verbali.

*A. Danto