(ARTE)

Anche nell'Arte visiva oggi prevale un antico capisaldo della società che recita "l'essenziale è invisibile".
Incurante del paradosso terminologico visiva/invisibile, la direzione intellettualistica dell'Arte, dopo aver abbandonato la mimesi, la bravura, l'originale, sta defenestrando anche l'ultimo elemento visibile di questa attività umana: la bellezza.

Purtroppo però la bellezza è anche l'unica caratteristica distintiva dell'arte. Senza questo elemento il termine "arte" resta un contenitore vuoto, che può essere liberamente riempito con qualsiasi cosa da chiunque. Le opere che vivono solo di contenuti intellettuali perdono di fatto ogni valenza artistica e diventano trattati di storia dell'arte, di filosofia, di psicologia, di politica, oppure - al grido di "tutto è arte" - si confondono con la realtà stessa.
Questo perchè, a ben vedere, i contenuti intellettuali non hanno niente a che fare con l'arte; arte (o quantomeno creatività) e intelletto non sono mai andati d'accordo, sono anzi concetti antitetici, che si tenta di fondere in un pericoloso abbraccio soltanto per concedere e giustificare un plusvalore a questa attività. Un'operazione che forse sta facendo avverare l'antica profezia della morte dell'arte.

Ma torniamo alla bellezza.
Certo, la bellezza è roba vecchia e oggi viene ancora considerata sorella dell'arte solo fuori dagli ambienti istituzionali delle grandi gallerie, collezioni e musei, in un mondo non ufficiale che potremmo definire "arte tra parentesi".

Oggi però, forse vale la pena di tornare sull'argomento per via di uno scenario inedito: per la prima volta nella storia, il potere sociale è talmente debole da aver dovuto cedere la maggior parte della sovranità al popolo, tanto da far diventare realtà quella che doveva restare un'utopia: la democrazia.
In questo contesto, la suggestione sociale non sembra più in grado di "pettinare" l'instabile superficie della bellezza come ha fatto per millenni. Così che questa oggi appare nuova come mai si era vista prima, in tutta la sua soggettività e irriducibilità a canoni o catalogazioni.
Cosa che ci dice nell'orecchio che non può esistere un gusto migliore di un altro a cui doversi attenere. Oggi possiamo valutare La Gioconda esclusivamente secondo il nostro gusto e possiamo accorgerci e gridare che "La Gioconda è una racchia!" senza rischiare la gogna.

Un complottista direbbe che è proprio questo il motivo della svalutazione della bellezza a favore dei più plasmabili contenuti verbali.
 
 
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