PALETTES
Il lungo addio

Il titolo stesso di questa serie - che tradotto in italiano sarebbe "TAVOLOZZE" - indica che le opere non vogliono essere considerate quadri.
Infatti sono nate dalla riflessione sul fatto che talvolta le tavolozze sporche (piatti di ceramica tondi o quadrati) usate per la realizzazione di un quadro, avessero un aspetto più interessante e coinvolgente del quadro stesso.
Ho cominciato così a conservarle, successivamente ad intervenirci sopra, poi a realizzarle appositamente. Ne sono presentate due a ricordo di questo inizio.

E' dunque una riflessione sulla bellezza, ma anche sulla pittura e quindi sulla bellezza pittorica. Il risultato di questa riflessione è stato il riconoscimento del fatto che la pittura ha una sua bellezza specifica, dovuta al pigmento ed alle sue caratteristiche, cioè alla materia pittorica in senso stretto. Basta lasciarla andare liberamente, cioè accentuare l'intervento della casualità, ed ecco che compare il risultato, senza cercarlo troppo.

Le sottoserie presentate usano metodi e tecniche più o meno diversi, ma sono tutte accomunate da tre punti: 1) l'assenza di ogni contenuto esterno alla pittura in quanto tale, 2) l'abbandono degli equilibri della composizione, che sono sostituiti da una griglia mai però rigidamente geometrica, 3) un livello più o meno elevato di casualità, che mette in evidenza il comportamento del pigmento.

- La serie SHADOWS, è invero quella più vicina all'idea d'origine, ma aggiunge a questa un altro fattore, quello della profondità. Il gioco tra il colore e il fondo, tra il bidimensionale e il tridimensionale, qui propongono altre possibilità per uno strumento come quello della pittura, che per la limitatezza dei suoi effetti e le infinite elaborazioni create in millenni di produzione, è considerato morto.

- La serie SHORT STORIES, rappresenta specificamente il segno del pennello portato alle sue estreme conseguenze. La pennellata, ampia, libera e spudoratamente in vista, è l'unica protagonista della scena, è quella che racconta autonomamente la storia, segnata dal suo percorso ondulatorio che copre tutta la superficie. Una vera e propria narrazione, che parte da un punto e finisce in un altro.

- Anche la serie WAVES si interessa della pennellata. In questo caso il segno del pennello viene controllato e compattato attraverso un numero molto ampio di passaggi successivi, grazie ai quali rilascia infinite variazioni cromatiche in eccezionali passaggi di sfumatura. Tecnica molto impegnativa, riprende un tipo di rappresentazione - quella sfumata appunto - oggi largamente odiata, ma che ha avuto una grande importanza storica e che, proprio per l'odio attuale, probabilmente tornerà in voga, anche perchè la sfumatura è una caratteristica ineliminabile del mondo, anzi, sul piano visivo è probabilmente la principale.

- Nella serie UNDERCOVER la pennellata invece è scomparsa e al suo posto compaiono strumenti nuovi. Quello forse più classico è una lama, che però non serve per segnare, ma per togliere il colore ancora fresco, lasciando ricomparire quello sottostante. A questo si aggiunge uno strumento veramente particolare (e difficile da notare), che fa un lavoro simile, ma permette una interrelazione tra i piani originale e innovativa con effetti altrimenti impossibili: la smerigliatrice.
 
 
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